Abbiamo letto con attenzione i comunicatini dell’UNSA e della CISL e dobbiamo riconoscere che riuscire a concentrare tante baggianate in così poche righe non è cosa da tutti. Riconosciamo questa abilità.
Ma quando si parla dei soldi dei lavoratori, sarebbe opportuno avere maggiore rispetto dei fatti e, soprattutto, dell’intelligenza di chi legge.
Partiamo dalla ricostruzione dei fatti.
Secondo quanto riportato dall’UNSA, non abbiamo firmato perché il tutto è stato presentato in ritardo.
E quando lo avremmo dichiarato o fatto capire?
Sarebbe interessante comprenderlo.
Ma veniamo alle questioni che interessano davvero i lavoratori.
La ripartizione delle risorse CUT, secondo la nostra valutazione, determina una riduzione percentuale maggiore a carico del personale delle Aree rispetto alla dirigenza.
È questa la scelta che si intende rivendicare come un risultato positivo? E i lavoratori dovrebbero anche ringraziare?
E poi c’è la questione dei lavoratori esclusi del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria (CPGT).
Quando, sulla base dei dati forniti dall’Amministrazione, abbiamo chiesto di rivedere tale decisione, ci è stato risposto in maniera chiara che la scelta era già stata assunta tra il Dipartimento della Giustizia Tributaria (DGT) e il Dipartimento dell’Amministrazione Generale (DAG).
E allora ci chiediamo: chi ha tutelato concretamente questi lavoratori?
Per noi un accordo non è un risultato da rivendicare a prescindere. È uno strumento che deve garantire equità, attenzione e rispetto per tutti i lavoratori interessati.
Ma c’è dell’altro.
L’UNSA rivendica oggi di aver sostenuto la riduzione della percentuale legata agli obiettivi degli uffici, per garantire il pagamento a tutti i lavoratori.
Peccato che, per quanto emerso al tavolo, la posizione sostenuta fosse esattamente opposta: una netta contrarietà a quella soluzione.
Come si può rivendicare pubblicamente una proposta alla quale, durante la trattativa, ci si era opposti?
E che dire della questione dei colleghi provenienti dalla CRI militare, penalizzati per anni da una disposizione particolarmente restrittiva, successivamente superata?
Anche rispetto alla nostra richiesta di riconoscere e recuperare le risorse non percepite da questi lavoratori abbiamo registrato la contrarietà dell’UNSA e della CISL.
A cui ricordiamo che le somme non attribuite a tale personale rappresentano una quota pro capite del tutto irrisoria e che, negli anni precedenti, sono state invece distribuite a tutti i dipendenti del MEF a valere sul FRD loro spettante. L'eventuale restituzione non avverrebbe in un'unica soluzione, ma in più tranche riferite ai medesimi anni in cui le somme sono state trattenute. L'importo stimato ammonterebbe a circa 20 euro netti annui pro capite.
Sono questi i temi sui quali un’organizzazione sindacale dovrebbe misurare la propria coerenza.
E poiché le parole possono essere interpretate, ma le registrazioni consentono di verificare quanto effettivamente dichiarato, abbiamo una richiesta molto semplice.
L’AMMINISTRAZIONE REGISTRA GLI INCONTRI.
Chiediamo pertanto formalmente che venga messa a disposizione l’intera registrazione della riunione (richiesta ufficiale in allegato), affinché tutti possano verificare le proposte avanzate, le posizioni espresse e le motivazioni delle scelte compiute.
NOI NON ABBIAMO NULLA DA NASCONDERE.