Abbiamo letto un comunicato. Lo abbiamo riletto una seconda e una terza volta, non perché non lo avessimo compreso, ma nel tentativo di trovare almeno un passaggio dedicato alla tutela dei lavoratori.
Purtroppo, senza successo.
L’impressione è quella di un tentativo, come si suol dire, di “buttarla in caciara”, facendo credere che si tratti di una polemica tra sindacati.
Si arriva perfino a contestare il fatto che i nostri comunicati vengano diffusi a livello nazionale. Francamente facciamo fatica a capire il problema. Informare significa mettere tutti nelle condizioni di conoscere ciò che succede. Del resto, anche i giornali nazionali raccontano fatti locali quando hanno un interesse generale. Oppure dovrebbero occuparsi soltanto del traffico sotto casa?
Inoltre, i lavoratori sono liberi di ignorare i nostri comunicati. Se, però, migliaia di persone continuano a leggerli, forse una spiegazione c’è: parlano dei loro problemi.
Fa sorridere, inoltre, l’ossessione nel sostenere che i nostri comunicati siano scritti con l’IA. Per queste patologie possiamo suggerire ottimi specialisti che potrebbero aiutarli a superarle ed a far sparire i fantasmi.
Ci definiscono “il sindacato che non ci piace”. Ne prendiamo atto. E, sinceramente, se questo giudizio arriva da loro possiamo rispondere con un sorriso: meno male.
Ci hanno tenuto a sottolineare che il nostro modo di fare sindacato è riconosciuto da tutti. È vero, e ne siamo orgogliosi.
Tutto questo significa che rispetto a loro ci distinguiamo e ne siamo ben contenti. Perché noi abbiamo scelto da sempre di stare con i lavoratori.
Non lo diciamo noi: lo dicono i lavoratori con le loro scelte e lo certificano i numeri: siamo il primo sindacato per numero di iscritti (sempre in aumento), per voti ottenuti e per rappresentanti RSU eletti.
Per questo continueremo a intervenire ogni volta che saranno messi in discussione i diritti, la dignità e il rispetto delle persone. Perché noi siamo, e continueremo a essere, il sindacato delle persone.
La vera domanda è un’altra: loro, invece, da che parte hanno deciso di stare? La risposta dei lavoratori nasce spontanea.
Il loro ex Segretario Generale, Sbarra, probabilmente sarebbe fiero di loro: chissà che, seguendone l’esempio, qualcuno non sogni una poltrona per due.
Poi arrivano i richiami al CCNL 2022-2024, che con la vicenda in questione c’entrano quanto un ombrellone in una sala riunioni. Evidentemente, quando gli argomenti finiscono, anche cambiare argomento può sembrare una buona idea.
Se il problema è comprendere le ragioni delle nostre scelte, siamo disponibili a spiegarle con calma, punto per punto. Se necessario, anche con qualche disegnino. Ci auguriamo però che, terminata l’ennesima lezione, inizino finalmente a parlare dei problemi che ogni giorno vivono i lavoratori. Per farlo, però, bisognerebbe scrivere qualche comunicato in loro difesa e non limitarsi a ringraziare l’Amministrazione.
Un suggerimento. Dal momento che citate così spesso l’intelligenza artificiale, provate davvero a utilizzarla. Forse vi ricorderà che la missione di una RSU e di un’organizzazione sindacale che si rispetti è una sola: difendere i lavoratori.
E vogliamo lasciare una riflessione finale.
Le più importanti conquiste sindacali sono sempre nate quando i lavoratori e le loro rappresentanze sono rimasti uniti nella difesa dei diritti di tutti, senza distinzioni. Ogni volta che linea viene disattesa si rischia di perdere tutele, diritti e dignità.
Roma, 20 luglio 2026
Il Coordinamento
