Dopo l’introduzione del demerito da parte della “riforma Zangrillo”, continua l’attacco alla professionalità della dirigenza, questa volta tutto cucinato all’interno dei corridoi di via XX settembre.
Nella bozza di policy sul lavoro agile trasmessa alle organizzazioni sindacali, l’amministrazione del MEF ha proposto una base di appena due giorni mensili per la dirigenza di prima fascia e quattro per la seconda fascia.
Si tratta di una proposta numericamente irrisoria, quasi offensiva per il ruolo che ricopriamo, che distorce lo strumento del lavoro agile e travisa lo status dei dirigenti pubblici.
La natura stessa del lavoro agile si fonda sull’assenza di precisi vincoli di tempo e di luogo, strutturandosi per fasi, cicli e obiettivi. Questa filosofia coincide geneticamente con lo status giuridico e contrattuale del dirigente.
Il dirigente pubblico gestisce autonomamente il proprio tempo in funzione dei risultati e della performance complessiva della struttura che coordina.
Imporre una quota di presenza fisica quasi totalizzante significa:
* svalutare il merito e la responsabilità, in quanto si sposta il baricentro della valutazione dal raggiungimento degli obiettivi alla mera presenza fisica dietro la scrivania.
- confondere la flessibilità con il controllo sul personale. Questa impostazione tradisce una cultura gestionale ottocentesca, fondata sulla sfiducia e sul micro-management, del tutto incompatibile con le sfide di un’amministrazione moderna.
Questo drastico ridimensionamento è ancora più inaccettabile se calato nella realtà del nostro Ministero. Il MEF è sempre stato il faro delle pubbliche amministrazioni, l’apripista tecnologico e organizzativo dello smart working in Italia. Nei nostri documenti programmatici e nei seminari pubblici abbiamo sempre sbandierato la promozione di una cultura manageriale orientata alla flessibilità, all’autonomia, al benessere organizzativo e alla mobilità sostenibile.
Oggi, con questa bozza di policy, assistiamo a un desolante paradosso: l’amministrazione che si presentava come benchmark nazionale propone limiti e lacci burocratici di gran lunga peggiori di quelli applicati in altri Ministeri e Authority. Un arretramento culturale che non solo mortifica i dirigenti in servizio, ma rende il MEF profondamente poco attrattivo per i migliori talenti e per i giovani vincitori di concorso pubblico che cercano contesti lavorativi moderni e orientati ai risultati.
Roma, 18 luglio 2026
Il Coordinamento Dirigenti
