Da mesi assistiamo al desolante spettacolo di un ministero bloccato, paralizzato, inerte. In tutte le sue componenti.
Quello che era il faro delle pubbliche amministrazioni, a cui tutti guardavano come un esempio, quelli bravi parlerebbero di benchmark, è ormai ridotto all’ombra di ciò che fu.
La paura è calata come una cortina sul palazzo di via XX Settembre. Paura di scegliere, di decidere. Paura di non incontrare i desiderata della rappresentanza politica pro tempore del dicastero.
Da troppo tempo i vertici del MEF sono entrati in modalità tanatosi. E tale attitudine, o scelta strategica, si è propagata “giù per li rami”. Nessuno è rimasto immune!
Ma i vertici ministeriali miracolosamente si ricompattano e ritrovano verve e slancio esecutivo quando si tratta di compiacere la deriva autoritaria, reazionaria dei vertici politici.
La proposta di policy sul lavoro agile trasmessa ieri dall’amministrazione è l’ennesima conferma del clima di repressione e di limitazione dei diritti, di compressione degli spazi di flessibilità (a quelli di ragionevolezza abbiamo già abdicato), che si vuole instaurare e che, in buona parte, è già in corso. Una proposta degna di un’amministrazione ottocentesca. Il nuovo che avanza si rivela degno epigono dell’Ancien Régime!
Nessuna valutazione sull’attività svolta, nessuna analisi organizzativa alla base della proposta, situazioni completamente diverse trattate allo stesso modo. Nessuna spiegazione su come siano state determinate le giornate di lavoro agile da garantire al personale. Abbiamo scritto garantire, ma dalla lettura del documento emerge chiaramente come l’idea dell’amministrazione sia quella di giornate octroyées, gentilmente concesse dalla benevolenza dei sovrani (si, sono una pluralità) di turno.
D’altronde, il clima all’interno del MEF è lo specchio di ciò che avviene a livello più generale, a partire dalla riforma della dirigenza adottata dal ministro Zangrillo, il ministro che passerà alla storia come colui che ha imposto per legge un limite al merito, colui che ha posto le basi per il superamento del principio costituzionale del concorso pubblico.
Da queste premesse non poteva che nascere una proposta pavida e inadeguata.
Dove è finita l’amministrazione che in vari documenti programmatici dichiarava di voler favorire, attraverso lo sviluppo di una cultura gestionale orientata al risultato, un incremento di efficacia ed efficienza dell’azione amministrativa?
Cosa ne è stato del lodevole proposito di promuovere una visione dell’organizzazione del lavoro ispirata ai principi della flessibilità, dell’autonomia e della responsabilità?
Dove sono coloro che nei seminari dichiarano di voler rafforzare le misure di conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare dei dirigenti?
Che fine ha fatto l’approccio di un’amministrazione che dichiarava di voler promuovere la mobilità sostenibile?
Nei prossimi giorni, prima del confronto con l’amministrazione, il coordinamento dirigenti MEF della UIL Funzione Pubblica ha organizzato una campagna d’ascolto e di incontri con tutti i dirigenti del Ministero. Condividete le vostre opinioni con noi. Noi faremo sentire la vostra voce.
Roma, 16 luglio 2026
Il Coordinamento Dirigenti
