RACE FOR THE CURE: dobbiamo fare molto di più
Bellissima iniziativa, giusta, partecipata e deve esserlo sempre di più.
In questo caso un plauso va all’amministrazione che ha mobilitato moltissimi colleghi e colleghe alla manifestazione.
Come UIL, eravamo presenti numerosissimi in piazza al Circo Massimo il 10 maggio u.s., perché crediamo davvero che manifestazioni come la Race for the Cure abbiano un valore umano e sociale enorme.
Allo stesso tempo però diciamo con chiarezza che la tutela della donna non può fermarsi alle piazze, agli striscioni o alle giornate simboliche.
Le vere iniziative, per coerenza, si costruiscono ogni giorno, con atti concreti, con carta e penna, con welfare reale, con strumenti che aiutino davvero le lavoratrici nella vita quotidiana.
Ed il tutto deve partire anche dalle OO.SS. Respingendo qualsiasi iniziativa che vada a restringere la flessibilità lavorativa, come l’ultima policy sul lavoro a distanza addirittura spacciata come un buon accordo.
Troppo spesso una donna si trova davanti ad una scelta tra carriera e famiglia.
Ma non è una scelta libera: molte volte è un’imposizione silenziosa.
Anche perché, nella maggior parte dei casi, è proprio la donna a farsi carico della famiglia, degli anziani non autosufficienti, delle disabilità e delle varie situazioni di invalidità presenti all’interno del nucleo familiare.
Serve più coraggio anche su temi che ancora oggi vengono affrontati troppo poco:
nessuna vera tutela per chi soffre di dismenorrea, endometriosi o adenomiosi;
nessuna attenzione sufficiente verso situazioni di disagio, mobbing o stalking sul posto di lavoro.
Se esistono sportelli di ascolto delle OO.SS. che si occupano di pubblico impiego dedicati a questi casi all’interno degli uffici, e se nella maggior parte delle segnalazioni le vittime sono donne che spesso non trovano neppure il coraggio di denunciare e rivolgersi agli sportelli di ascolto per paura di subire altro, allora significa che il problema esiste ed è serio.
Per questo diciamo che tutte le iniziative pubbliche sono importanti e vanno sostenute.
Ma dobbiamo fare molto di più, a 360 gradi, per una tutela vera, concreta e quotidiana della donna, dentro e fuori i luoghi di lavoro.
Il problema però non è solo delle donne, ma di tutti noi.
E noi come OO.SS. dobbiamo farcene carico a partire dai tavoli nazionali, trasformando i principi in diritti concreti e le parole in strumenti reali di tutela.
Viva la donna, sempre.
Non solo durante le manifestazioni.
Roma, 15 maggio 2026
Il Coordinamento
