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ROMA RTS

Si è svolto martedì 31 marzo, presso la RTS di Roma, un nuovo incontro convocato dall’Amministrazione in merito alla determina di adeguamento territoriale delle disposizioni nazionali sul lavoro a distanza, con la partecipazione delle OO.SS. territoriali e della RSU di sede.

La riunione si è tenuta in un clima tutt’altro che sereno, anche a causa delle recenti e note vicende relative alla penalizzazione subita da gran parte del personale dell’ufficio nella performance 2024. Su questo tema la UIL — auspicando la collaborazione delle altre sigle — continua a impegnarsi per individuare soluzioni che possano quantomeno limitare i danni arrecati ai lavoratori per responsabilità non imputabili a loro.

Per quanto riguarda la discussione sui criteri di accesso allo smart working previsti dalla nuova policy, in vigore dal 1° maggio e che la scrivente non ha sottoscritto, continuiamo a riscontrare — come già avvenuto in altre sedi di contrattazione locale — la sostanziale inutilità di tali incontri. Di fatto, si è chiamati a recepire passivamente un impianto “preconfezionato”, senza alcuno spazio per un reale confronto, svilendo così le prerogative sindacali. L’Amministrazione, infatti, ha rifiutato di prendere in considerazione proposte che, a nostro avviso, rientrerebbero pienamente nell’alveo della disciplina generale dell’istituto e che avrebbero lo scopo di adattare i criteri al contesto territoriale.

È facile comprendere, ad esempio, come nella città di Roma il solo limite dei 40 km tra residenza e sede di servizio — requisito per ottenere 8 giornate mensili di SW — risulti del tutto inadeguato rispetto alle criticità logistiche di un territorio urbano vasto e complesso. Anche chi risiede entro il GRA impiega tempi considerevoli per raggiungere il posto di lavoro, in una situazione non paragonabile a quella di città più contenute. A ciò si aggiunge l’attuale caro carburanti, che dovrebbe già di per sé costituire, come previsto dalla stessa policy, un elemento sufficiente per ampliare le giornate di lavoro agile oltre le casistiche previste, come peraltro sollecitato anche dalle istituzioni europee.

A fronte di questo atteggiamento rigidamente ostativo da parte datoriale, rileviamo che, oltre al consueto diniego della UIL in assenza di aperture significative, anche la RSU ha scelto di non sottoscrivere l’accordo, in attesa che le imminenti FAQ possano chiarire — si auspica in senso migliorativo — i principali nodi interpretativi degli istituti previsti.

Roma, 3 aprile 2026

                                                        Il Coordinamento

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