Se fosse vero quello che abbiamo appreso dai corsi di formazione erogati sulla piattaforma Syllabus, vivremmo in un mondo in cui tutti i cittadini hanno un rapporto semplificato e partecipato con la Pubblica Amministrazione, capace di offrire servizi più snelli, veloci e sicuri.
Peccato che non sempre sia così!
Prendiamo l’esempio del Dipartimento della Giustizia Tributaria, istituito nell’ambito del MEF dal D.L. 44/2023, una riforma che è ancora da verificare nella sua efficacia, efficienza ed economicità. Dopo i fasti come Direzione della Giustizia Tributaria all’interno del Dipartimento delle Finanze con il tanto decantato Processo Tributario Telematico, sembra essersi addormentato sugli allori.
Qui la sbandierata transizione digitale è diventata ormai solo uno spot pubblicitario ridondante, come la comunicazione degli avvisi di trattazione delle udienze sull’app IO in aggiunta alla comunicazione via PEC, alla presenza nel fascicolo processuale e alla consultazione sui vari applicativi a disposizione dei professionisti.
Contrari? NO, tutt’altro! Vorremmo, però, che si dedicasse anche una maggiore attenzione ai sistemi, agli applicativi in uso al personale delle Corti di Giustizia, i colleghi che con l’utenza interagiscono quotidianamente erogando tutti i servizi.
Tali sistemi appaiono antiquati, lenti, poco integrati, non rispondenti alle necessità operative di chi li utilizza.
Alcuni casi:
1) SIGIT e SIGIT WEB.
Che fine ha fatto il progetto di sostituzione del SIGIT – programma nobilissimo ma dall’architettura obsoleta, non più corrispondente alle attività presenti nelle Corti – con il SIGIT WEB, dall’architettura stile app più funzionale e performante? Perché si continua a gestire il contenzioso tributario costringendo il personale ad operare su due applicativi che dialogano molto poco tra loro e spesso vanno in conflitto?
Attendiamo risposta.
2) Pseudonimizzazione delle sentenze.
Da circa un anno, il personale delle Corti è tenuto a verificare che l’algoritmo generato da un sistema basato sull’intelligenza artificiale abbia correttamente oscurato i dati sensibili delle sentenze depositate telematicamente.
Ai problemi di accesso (si accede senza password, si accede con password di sistema che però scade prima di quella del sistema e quindi bisogna cambiare la password anche a sistema, aggiornare gli account su telefonino e portatile facendo attenzione ai caratteri speciali non sempre condivisi dai due sistemi), si aggiunge un algoritmo che appare ancora poco intelligente. Solo per fare un esempio, sostituire automaticamente le parole “intesa” e “posta” con lo pseudonimo “banca” non sempre è azzeccato!
L’inaffidabilità di questo sistema costringe l’operatore all’attenta lettura del testo integrale di ciascuna sentenza per correggere gli errori ed evitare il permanere di dati sensibili sfuggiti all’intelligenza dell’algoritmo, che voci di corridoio denunciano abbia pure un costo spropositato.
In attesa della crescita intellettiva dell’algoritmo…
Attendiamo risposta.
3) Rilevazione dati attività delle Sezioni.
In questi giorni, le Corti di Giustizia sono impegnate a rendicontare l’attività giurisdizionale di tutte le Sezioni nell’anno appena conclusosi, indicando per ogni Giudice Tributario il lavoro svolto in termini di carico di lavoro, sentenze emesse collegialmente e monocraticamente.
Pur essendo queste informazioni presenti su almeno tre banche dati (il SIGIT, il SIGIT WEB e il pacchetto delle statistiche BUSINESS INTELLIGENCE), per ottenerle il personale è costretto a lunghissimi conteggi manuali, poiché è possibile estrapolarle soltanto in maniera disorganica.
Perché? È troppo complicato, considerato che tali dati, oltre al mero riepilogo, danno anche l’immagine della funzionalità dell’intero sistema della Giustizia Tributaria, prevedere che gli applicativi possano fornirli già ordinati, evitando errori e consentendo ai vari Presidenti di Sezione e di Corte di esprimere un parere corretto su eventuali criticità?
Anche qui, attendiamo risposta.
Altri casi potremmo citare sulla lentezza e la macchinosità dei sistemi, last but not least la gestione delle udienze a distanza prima tramite Skype for Business e adesso tramite Teams (UAD = Udienza ad Alta Difficoltà!!!). Per non dire di lavorazioni che non sono gestite né dal SIGIT né dal SIGIT WEB, come quelle relative alle istanze di ammissione al patrocinio a spese dello Stato: qui siamo alle ere geologiche prima della Preistoria.
Ci sarebbe tanto altro ancora di cui lamentarsi, questioni già note e mai risolte e questioni nuove, ma ci fermiamo qui.
In attesa delle risposte, chiediamo che il personale delle Corti venga dotato di applicativi e sistemi più confacenti alle attività svolte rendendole davvero più performanti, coinvolgendolo effettivamente e proficuamente nel cambiamento e negli aggiornamenti degli strumenti informatici in uso. È essenziale per innovare, migliorando realmente tanto l’efficienza dei servizi quanto la loro accessibilità.
Ai colleghi che lavorano ogni giorno tra plurime e crescenti incombenze e difficoltà gli spot non interessano!
Roma, 12 gennaio 2026
Il Coordinamento
